il progetto

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In Semiologia del paesaggio italiano il geografo Eugenio Turri ha coniato il termine “iconema” per definire le «unità elementari di percezione», i «quadri particolari di riferimento sui quali costruiamo la nostra immagine di paese».

Fiumi, canali, architetture, sentieri alberati. Elementi naturali e costruiti dall’uomo che insieme disegnano un paesaggio. E che perciò ai nostri occhi assumono un significato perché conferiscono un senso, una identità, un aspetto riconoscibile ai luoghi in cui viviamo.

Dal dopoguerra a oggi l’espansione del tessuto urbano delle città, ma anche di quello di molti centri medi e piccoli, ha profondamente segnato il territorio. L’impatto è stato molto evidente in aree già densamente abitate come la pianura padana, una delle pianure agricole più fertili d’Europa.

Ma in quelle aree rurali ormai sparse in questa “città diffusa”, si trovano ancora quegli iconemi che tuttora appaiono come punti di riferimento del paesaggio ed elementi caratteristici della sua immagine.

Le corti: iconemi del paesaggio rurale

Nel contesto della pianura padana le architetture rurali della provincia di Mantova (le “corti”) rappresentano un caso di particolare interesse. Per la varietà di tipologie, architetture, caratteri stilistici che si riscontra all’interno della provincia e per il loro legame con la storia locale. Questo patrimonio rurale si somma a quello delle ville, dei palazzi e dei centri storici dei paesi della campagna mantovana.

Le corti rurali mantovane, dalle maggiori corti gonzaghesche alle corti risicole della campagna alla sinistra del Mincio, dalle corti dell’Oltrepo ai “loghini” (corti in miniatura), costituiscono un patrimonio storico immenso, spesso sconosciuto o dimenticato.

Nel dopoguerra molti di questi complessi, che un tempo ospitavano anche decine di persone, hanno iniziato a svuotarsi. Nel corso degli ultimi decenni i loro edifici sono andati incontro a un rapido degrado e oggi sono in uno stato di conservazione mediocre o cattivo. Anche nelle corti dove viene ancora occupato o utilizzato qualche edificio, si notano spesso fabbricati gravemente danneggiati, tetti sfondati, mura pericolanti.

Le corti, anno dopo anno, vengono erose dall’azione del tempo e degli agenti atmosferici e dalla mancanza di adeguati interventi di conservazione o da interventi che spesso ne hanno intaccato l’impianto e l’immagine. Si pensi, per esempio, ai molti fabbricati agricoli e zootecnici moderni comparsi accanto a quelli antichi. Molto più funzionali, ma di non uguale valore storico e paesaggistico.

Non mancano esempi di corti ancora conservate, che continuano a vivere come aziende produttive, agriturismi o abitazioni. In qualche caso, negli ultimi anni, sono state avviate anche opere di manutenzione. Ma il futuro delle corti non è ancora considerato un problema di interesse pubblico. Eppure costituiscono un patrimonio storico, da salvare e tramandare.

Gli ostacoli sono però molti. Oltre al reperimento delle necessarie risorse economiche, si pone spesso anche il problema di quale destinazione d’uso individuare per far rivivere molte di queste strutture.

Come trovare le risorse necessarie? Quali piani di recupero e riutilizzo immaginare? Quali sono le responsabilità del pubblico, del privato e in generale della comunità? È necessario uno sforzo che unisca tutti i soggetti coinvolti, nella ricerca di soluzioni realistiche e praticabili.

Le corti sono a tutti gli effetti testimonianze di una civiltà scomparsa: la civiltà contadina e rurale padana. Per questo motivo perfino una corte in rovina potrebbe diventare meta di un percorso turistico e di conoscenza, come lo sono oggi i resti di un tempio antico.

Oggi però gran parte di questo patrimonio rischia di scomparire. Sopravvive in una campagna spesso “urbanizzata”, dove sono apparsi nel tempo edifici, strutture, oggetti, che a differenza delle corti storiche appaiono estranei al contesto rurale.

Consumo di suolo e tutela del patrimonio: problemi diversi, un’unica grande questione

L’espansione delle città e dei paesi, e quindi delle superfici residenziali, commerciali e artigianali, è avvenuta al prezzo di un consumo di suolo molto elevato. Ma il consumo di suolo non è solo l’erosione di una risorsa primaria per l’agricoltura e che svolge importanti funzioni ecosistemiche. È anche un processo di modificazione del territorio pervasivo, che si associa ad altri fenomeni di degrado paesaggistico e urbanistico. “Consumo di territorio” è perciò forse una espressione più efficace per descrivere questo fenomeno. Ciò che emerge oggi, infatti, è una generale decadenza e “banalizzazione” del paesaggio, che non risparmia nemmeno le aree rurali.

Per questa ragione non è possibile separare la tutela del patrimonio storico da quella del contesto paesaggistico in cui è collocato (e quindi del suolo). Così come del resto suggerisce l’articolo 9 della Costituzione: «la Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

IconemiMantova: un laboratorio partecipativo

Tutela del paesaggio rurale, salvaguardia del patrimonio storico, consumo di suolo. Sono questioni complesse e dibattute, che costituiscono anche ambiti di intervento legislativo e amministrativo. Ma che ci riguardano tutti, come comunità. Perché riguardano il territorio dove viviamo e il suo futuro. Per questo motivo pensiamo che sia indispensabile diffondere conoscenza, attenzione, interesse, sensibilità, anche attraverso la partecipazione e il convolgimento dei cittadini.

IconemiMantova si propone perciò come un laboratorio partecipativo. Un’associazione autonoma, ma aperta al contributo di tutti quelli che ne condividono le ragioni, gli obiettivi e i metodi (cittadini, soggetti pubblici e privati) e che possono offrire idee, competenze, risorse, esperienze, materiali, testimonianze.